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Davide Vonaalt Aggredisce la tela con sciabolate di colore o con filamentose traiettorie in una fitta tessitura, in un labirinto cromatico. La maggior parte dei suoi ritratti accoglie come fulcro espressivo l’intreccio materico della vita che si stempera attraverso vibranti e rapidi segni, bruscamente proiettati verso chi guarda. Il suo segno è “sangue vivo”. L’occhio dell’osservatore viene così colpito e turbato dalla forza espressiva del colore, che emerge con violenza emotiva, con un effetto decisamente intenso. Grandi pennellate, impetuose, pluridirezionali, diagonali, incrociate, spezzate, interrotte e poi riprese, aggressioni veementi alla tela con accanimento. Non si può restare indifferenti davanti alla pittura di Davide Vona: ti prende, ti scuote, esige una tua presa di coscienza. Il suo è un esserci, un aggredire la vita con una disperazione che a volte senti che è anche la tua. Non c’è pace nei suoi ritratti, anche in quelli più pacati e apparentemente tranquilli, in cui il vorticoso fluire del colore sembra quietarsi in più morbide e sinuose pennellate, ma è solo l’apparire, la stasi momentanea, l’essere vero del suo fare pittorico è nello scontro con il reale, il suo urlo è fatto di colori puri, la tensione viene fuori nella pennellata vibrante che deforma e ricompone i volumi. Inconsapevolmente Davide Vona fa sua quella che è stata l’intuizione dell’ultimo Tiziano. Una pittura per colpeggiature , macchie, “sfregazzi”, spesso finendo per stendere il colore a larghi colpi di spatola; una pittura capace di sprigionare la tensione vitale di una creazione che è la cristallizzazione di un dolore, di un dramma. Quello dell’esistere, evidentemente, dell’abbandono a un mistero insondabile, ma che è anche quello del creare.